by la parola farfalla
torno a casa carica di libri, i frutti di una fortunata caccia nel reparto usato di mel bookstore. saranno tre, se non quattro chili di parole. una buona scorta direi. per arrivare a casa passo attraverso la stazione. la domenica sera non è facile aggiungere i propri passi a quella trama fittissima di passi nella quale si intrecciano e si scontrano la fretta di chi rischia di perdere il treno, all’indolenza di chi sta lì solo per passare il tempo. c’è chi aspetta qualcuno in arrivo e chi saluta qualcun altro che se ne va, ma alla voce dell’altoparlante non interessano questi retroscena e tutte le variabili del caso. la voce annuncia numeri, orari e città, tutte le asettiche coordinate dei treni che arrivano e se ne vanno, il resto sono affari vostri sembra dire. ci sono le ‘checche’ appollaiate sulla balaustra accanto alla scala mobile. stanno sempre lì e se cogli qualche frase dei loro discorsi passandoci accanto, il 99% delle volte riguarda qualcuno che in quel momento non è presente e con il quale l’interlocutore ha litigato. poco distante da loro, i ragazzi dell’est, le facce buone ma l’aria così incattivita, i pugni ficcati in tasca e le spalle strette per il freddo e le losche attese. io cammino svelta, perchè ‘fare come se’ si stesse perdendo un treno è uno dei modi che conosco per camminare in mezzo a quella folla che si muove rapida in tutte le direzioni. quando cammini lì in mezzo ti ritrovi a farlo come se avessi fretta anche tu. se poi hai fretta davvero, le opzioni sono due: seguire qualcuno che va nella stessa direzione verso la quale devi dirigerti, almeno fin quando non cambia traiettoria improvvisamente, oppure fare lo slalom tra le persone e quegli insidiosi trolley al loro seguito.
ieri sera ho visto ‘emotivi anonimi’ al cinema. sul film non avevo davvero alcuna aspettativa particolare e non l’aveva neanche l’amico che era con me. abbiamo scelto un film non impegnativo, un cinema vicino casa, uno spettacolo all’ora X che ci ha consentito anche di mangiare un panino e bere una birra in un bel pub lì vicino. era da parecchio tempo che non mi capitava di vedere un film tanto inutile e fatto con così poca cura. la storia di per sè non offriva grandi margini di originalità, d’accordo. ma non si tratta sempre di essere originali quando si sceglie di raccontare una storia, o no? il pubblico in sala rideva delle tristi gags dei personaggi, a me e al mio amico dopo un po’ è venuto da ridere per disperazione, sentendo gli altri spettatori ridere, solo per questo. il mio amico mi ha chiesto sottovoce ’ma perchè ridono?’ e siccome un perchè non c’era, giù a ridere anche noi. tuttavia quello che volevo raccontare è che spesso sono i film meno ‘intensi’ a far scaturire, all’uscita dal cinema, i dibattiti più fertili e interessanti. come quello che c’è stato tra me e il mio amico ieri sera e che ha preso spunto dal tema che il film ha cercato, senza successo secondo me, di affrontare con ironia. si tratta dell’emotività e della timidezza, ma forse non è solo questo. si tratta anche delle occasioni mancate, ma soprattutto di quelle che ci facciamo mancare. comunque succede proprio così, vai a vedere kieslowski e quando esci dalla sala, per ristabilire una sorta di equilibrio tra te e il mondo circostante, diventi un po’ cazzone e spari battute alla massimo boldi. vai a vedere un’inutile e aiutatemi a dire quanto brutto film francese e lungo la strada di casa ti vengono fuori certi discorsi così lucidi e centrati che hai quasi un’illuminazione mistica. comunque, l’unica cosa bella del film è la canzone che accompagna i titoli di coda e cioè questa
Mah. La questione mi sembra quasi sia se sentirsi intelligenti fra idioti, o idioti di fronte al genio…no? A parte questo. Le cose brutte ci fanno capire ciò che non vogliamo, quelle belle (oltre ad aver bisogno di più tempo per poterne parlare, perché si insediano dentro di noi) ci fanno domandare qualcosa su di noi (di solito cose che non vorremmo ammettere). Forse eh, non ho idea. Mah. (-;
si parlava di occasioni mancate (o che ci facciamo mancare), che non sono cose belle o brutte. sono cose che non ci sono. il che spesso è peggio. e si parlava anche di quelle esperienze che continuiamo a ripetere, senza imparare la cosa fondamentale: fuggirle come la peste.
Ti consiglio “L’arte di Vincere” con Brad Pitt. E’ al Fiamma, Sala 3.
parla di beisboll ma è davvero commovente e anche comico. Certo non nelle tue corde. Ma meglio di Emotivi Anonimi.